www.ioriocirillo.com
ITALIANO ENGLISH
 
 
  HOME MAPPA DEL SITO NEWSLETTER  
  CONTATTACI
AREA RISERVATA
username
password
Hai perso la password?
LOGIN >>
  DOCUMENTI
 
I ricercatori
 
Fusione fredda: la ricerca Casertana
 
Approfondimenti
 
Documentari
 
Novità
  Sei in: Fusione fredda: la ricerca Casertana  
 
Gli inizi della ricerca
Introduzione

Nel 1989 i ricercatori Martin Fleischmann e Stanley Pons, rispettivamente dell’Università di Southampton in Inghilterra e della Università dell’Utah negli USA, annunciarono di aver condotto un esperimento tramite il quale si dimostrava la possibilità di ottenere reazioni di fusioni nucleari a temperature relativamente basse.Stanley Pons e Martin Fleischmann La precedente teoria sanciva che, per ottenere la fusione nucleare di elementi leggeri così come dichiarato dai due ricercatori, era necessario operare a temperature elevatissime. Queste teorie erano suffragate da esperimenti e da principi che ad oggi sembrano quasi perfettamente comprovati. Una evidente dimostrazione di tali teorie sta nella realizzazione della micidiale bomba termonucleare, o bomba H. Essa è costituita da un contenitore di deuterio e trizio (due isotopi dell’idrogeno) che, portati ad elevata temperatura grazie all’esplosione di una bomba atomica utilizzata come innesco, generano un enorme quantitativo di energia termica con tutte le devastazioni conseguenti. È proprio la temperatura elevatissima generata dalla bomba atomica, 10 – 20 milioni di gradi, a permettere l’avvio della reazione di fusione tra il trizio e il deuterio che genera a sua volta enormi quantitativi di altra energia (purtroppo in questo caso estremamente distruttiva) per i quali la bomba H è famosa. Anche il nostro Sole (in base a tali teorie) produce energia grazie a reazioni di fusione di nuclei di idrogeno che si trasformano in elio, il cui innesco è facilitato anche in questo caso dalla grande temperatura presente all’interno della fornace solare che, si stima, è di circa 15 milioni di gradi. Nel marzo del 1989 invece, due elettrochimici sovvertivano completamente questo concetto dimostrando che era possibile fondere deuterio ed ottenere elio semplicemente utilizzando un pezzo di palladio e dell’acqua pesante e lavorando a temperatura ambiente, scavalcando il problema delle enormi temperature di innesco. La cella Fleischmann-Pons produceva molta più energia di quella necessaria per la sua attivazione. L’anomalia energetica era attribuibile alla fusione dei nuclei di deuterio all’interno della matrice cristallina del palladio. Una strada “fredda” alla fusione nucleare era aperta. La risposta italiana all’annuncio della fusione del deuterio nel palladio non tardò a farsi sentire. Il gruppo di ricercatori A. De Ninno e A. Frattolillo, guidati dal professor F.Scaramuzzi, dimostrò che anche nel titanio, quando quest’ultimo assorbe gas deuterio a bassa temperatura, si verifica un’anomala emissione di neutroni. Lo stesso gruppo di ricercatori nel anno 2002 con la partecipazione di A. Rizzo, seguiti dall’illustre professor E. Del Giudice amico del compianto G. Preparata, con un esperimento molto accurato e preciso ha dimostrato, in modo inequivocabile, la produzionedi elio (He-4) da una cella elettrolitica costituita da un catodo di palladio e da un anodo di platino immersi in acqua pesante (clicca qui). La generazione di elio da una cella elettrolitica è la prova definitiva di avvenuta fusione nucleare in quanto l’elio è proprio l’elemento chimico che viene generato attraverso tali reazioni. Tale esperimento si basa sulla teoria del Prof. Preparata (teoria della “super-radianza”) mediante la quale viene standardizzata una procedura estremamente efficace che consente di determinare e quindi di prevedere le precise condizioni in cui le reazioni di fusione fredda prendono inizio. Grazie a questo grande sforzo teorico sperimentale aperto dal gruppo di Giuliano Preparata, si è compreso che, ingegnerizzando e ottimizzando la tecnologia del sistema, il palladio potrebbe forse in futuro risolvere molti problemi legati al nostro approvvigionamento energetico. Giuliano PreparataAppena 1 cm cubico di palladio sarebbe in grado di fornire dai 3 ai 5 kW di potenza energetica come sostengono i più ottimisti ricercatori che operano nel campo della fusione fredda. Non devono essere dimenticati inoltre gli esperimenti del gruppo italiano del professor S. Focardi e F. Piantelli dell’INFN che nel 1994 dimostrarono che anomali emissioni di energie venivano riscontrate anche da sistemi costituiti da nichel e idrogeno. Condizioni, che facevano pensare che bastava anche adoperare il solo idrogeno per poter ottenere reazioni nucleari a basso livello di energia. Mentre tutto questo fermento di idee procede non senza difficoltà, scompare qualche anno fa lo studioso Renzo Boscoli di complessa personalità, che ha scritto articoli estremamente interessanti sulla possibile struttura fredda del nucleo solare. Oltre al compianto Boscoli, non deve essere dimenticato, il professor Don Carlo Borghi che intuì la possibilità che i neutroni potessero essere generati da reazioni di unione fra i protoni e gli elettroni. Questa straordinaria intuizione, suffragata da esperimenti che utilizzavano tubi a microonde, non è stata completamente accettata dagli scienziati del dopoguerra Italiano. Ancora oggi sussistono dubbi sulla precisione sperimentale delle prove di Don Borghi nonostante i tentativi di valenti ricercatori italiani, come Lino Daddi, Ubaldo Mastromatteo e Vincenzo Nassisi a ridiscutere il problema ed affrontarlo alla luce dei nuovi fatti e delle nuove conoscenze fisiche e matematiche sulla materia condensata. Altro grande personaggio di spicco di questo campo di ricerca nel campo delle reazioni nucleari a debole energia è il ricercatore R. A. Monti del CNR di Bologna che attualmente porta avanti con estrema passione le teorie di Don Borghi e cerca da diversi anni di dimostrare la fondatezza della teoria della sintesi neutronica. Molto interessanti sono i suoi esperimenti sulle trasmutazioni del mercurio in oro. Secondo Monti queste trasmutazioni si verificano poiché la materia è in grado di innescare tali reazioni nucleari a basso livello di energia proprio attraverso la produzione di neutroni. Attualmente nel mondo, moltissimi ricercatori, fra cui J. P. Biberian, J. Rothwell, E. Storm, P.Gluck, A.Spallone, W.Collis stanno seguendo questa ricerca con contributi diversificati e promettenti che puntano in un’unica direzione: lo studio delle reazioni nucleari a debole energia, la loro realtà, lo studio e lo sviluppo.


La storia dei ricercatori casertani ebbe inizio
Già nel 1990 A.D. (chimico) e Vincenzo Iorio riuscirono ad allestire un sistema molto sofisticato a doppia cella differenziale per studiare in modo accurato il fenomeno della fusione fredda annunciato da Pons e Fleischmann. Tramite l’uso di un computer potevano essere programmati dei cicli di misura in modo completamente automatico utilizzando due celle elettrolitiche che lavoravano contemporaneamente. La prima contenente acqua pesante e deuterossido di litio, era la cella di reazione principale. La seconda, usata per generare la linea di base, era costituita invece da acqua normale ed idrossido di litio. Le due celle in vetro risultavano inoltre montate all’interno di un sistema al quale si poteva facilmente applicare una sorgente di ultrasuoni a 1.44MHz per studiare l’eventuale effetto di catalisi che questa sorgente avrebbe potuto generare sulla reazione di fusione. Purtroppo vicende personali anche legate alla necessità di fondi costrinsero i ricercatori a sospendere completamente le ricerche nel 1994 senza riuscire a misurare alcun risultato apprezzabile.


Improvvisamente una interessante notizia...

Verso la metà del anno 2003 apparve in rete la descrizione accurata di un esperimento molto suggestivo di elettrolisi con tipologia a bagliore. Il sito portava la firma di un certo J. L. Naudin. L’esperimento era realizzato utilizzando una cella in vetro ed elettrodi metallici collegati ad un generatore di tensione di alcune centinaia di volt. La tensione continua veniva applicata ad un catododi tungsteno ed ad un anodo di acciaio. L’esperimento era originato con il proposito di mostrare il lavoro teorico sperimentale di due fisici molto famosi, il professor T. Mizuno e T. Ohmori dell’Università diKitaku in Giappone. Tadahiko Mizuno nel suo laboratorioFu in questo periodo che si unì al gruppo di Caserta il giovane Domenico Cirillo e fu deciso immediatamente di cambiare la direzione sperimentale e di focalizzare gli sforzi sperimentali seguendo la linea guida giapponese. Superati i primi periodi di implementazione della nuova configurazione sperimentale il gruppo diede inizio a una serrata campagna di indagini sul fenomeno. Già dai primi riscontri era evidente che esso non era inquadrabile all’interno di fenomeni fisici noti. Nessuna teoria era in grado di spiegare gli eccessi di energia misurati dalla cella elettrolitica o la presenza di trasmutazioni nucleari in essa. Vista la relativa semplicità costruttiva dell’esperimento in sé, il gruppo focalizzò i propri sforzi nel perfezionamento e l’ottimizzazione dei risultati, concentrandosi soprattutto sulla produzione di energia. Tali sforzi hanno condotto i ricercatori al superamento del modello di cella giapponese, creando un sistema che, seppur dal Giappone trae origine, da esso si differenzia in maniera sostanziale. Nella primavera del 2004, a causa di impegni personali, A.D. lasciò il gruppo che, ad oggi, risulta composto dai soli Iorio e Cirillo. Le ricerche sono tuttavia proseguite, gli eccessi energetici prodotti si sono incrementati grazie a tutta una serie di migliorie di volta in volta apportate. Da tale lavoro è derivata anche una teoria che armonizza, spiega e giustifica, in maniera rigorosa e scientifica, i risultati ottenuti finora basando l’origine di quanto riscontrato nella produzione di neutroni all’interno della cella. Certamente è ancora una teoria “perfettibile”, altre prove e altri riscontri sono necessari ma, considerando che i due ricercatori sono completamente indipendenti e, in assenza di fondi, devono autofinanziarsi, quanto ottenuto risulta già un ottimo traguardo. Alla stesura della teoria è seguita la pubblicazione di un bollettino scientifico in cui si illustravano i risultati conseguiti e la teoria alla base. Analizzato dai referees della undicesima conferenza internazionale sulla fusione fredda (ICCF11) è valso come partecipazione al meeting tenutosi a Marsiglia (Francia) nei primi di novembre del 2004. Attualmente Iorio e Cirillo continuano a lavorare nel loro laboratorio privato sul perfezionamento e l’ottimizzazione della cella portando progressivi miglioramenti al sistema. I guadagni energetici continuano a crescere, le trasmutazioni sono state confermate da altri laboratori. Ciò nonostante, nessun ente finanziatore, politico o privato che sia, fino ad ora ha prestato interesse nei confronti di un problema così importante.


DOCUMETI ALLEGATI
RT-ENEA_02_411.pdf [1755 KB]
EXPERIMENTAL EVIDENCE OF 4HE PRODUCTION IN A COLD FUSION EXPERIMENT
VEDI ANCHE
jlnlabs.imars.com/cfr/lorio/index.htm
 
REGISTRATI
Registrati e potrai ricevere la newsletter!
REGISTRATI >>
NEWS
 
INDICE NEWS
 
   
  Copyright©2007 - Privacy