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Fusione fredda: la ricerca Casertana
 
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La teoria Casertana delle trasmutazioni
Introduzione

Uno dei fenomeni più affascinanti della cella elettrolitica di Caserta è che al suo interno, e precisamente sul catodo, avvengono delle trasmutazioni. Se uno di voi legge il libro di Roberto Germano sulla Fusione Fredda (Editore Bibliopolis) si accorge che in diversi esperimenti in ambito internazionale sono state individuate trasmutazioni. Lo stesso Tadahiko Mizuno del Hokkaido University in Giappone parla di trasmutazioni a carico della cella elettrolitica da lui realizzata e d’altro canto, fu proprio quest’ultima ad ispirare i ricercatori Italiani nel loro esperimento.

Ma, perchè le trasmutazioni del gruppo di Caserta sono così importanti ?

Il gruppo di Caserta ha intuito un modello operativo che spiega abbastanza bene i risultati delle analisi chimiche del catodo in relazione alle trasmutazioni che vi si producono. Il catodo è fatto di tungsteno puro al 99,95%, (le impurezze contenute all’interno comprendono comunque in massima parte elementi come il Molibdeno, il piombo e il silicio con valori inferiori ai 50 ppm) poi c’è il calcio, il rame e il ferro, questi ultimi in quantità inferiore a 20 ppm (0,002 %). Durante la fase di plasma ed in precise condizioni operative ancora oggi allo studio del gruppo di Caserta, su alcune porzioni del catodo si verifica qualcosa di curioso. Successivamente ad una intensa e relativamente lunga esposizione ad un plasma elettrolitico (durate tipiche possono variare da 500 secondi fino a 5000 secondi), il microscopio Elettronico a Raggi X (S.E.M.) mostra la presenza sulla superficie del catodo di elementi come il Renio, l’Osmio l'Oro e poi l’Itterbio, il Tulio e in qualche caso anche l’Erbio. Cosa sta succedendo ?. Premettiamo che la soluzione elettrolitica che costituisce la cella è composta da acqua bidistillata ultra pura dotata di certificato di analisi. In quest’acqua sono completamente assenti gli elementi che abbiamo nominato. Lo stesso dicasi per i sali di potassio adoperati che non contengono affatto questo tipo di impurità. Il S.E.M. invece, mostra picchi consistenti di queste sostanze che fanno pensare a concentrazioni localizzate di oltre 10.000 ppm (1 %) . Vedi la sezione “risultati analitici”. Va anche segnalato che non sempre, sottoponendo ad analisi un catodo che ha subito anche svariate migliaia di secondi di plasma, è possibile rilevare questi curiosi elementi. Quest’ultimo punto è di fondamentale importanza per invalidare la tesi, già essa stessa altamente improbabile, di arricchimento superficiale del catodo a causa della concentrazione di elementi presenti in tracce nell’elettrolita. La presenza delle trasmutazioni sembra legata a precisi parametri anche geometrici della cella. Inoltre, cosa importante, gli elementi che si presentano sono sempre gli stessi, c’è il Renio (successivo in ordine atomico al tungsteno) poi c’è l’Osmio , qualche volta l’Oro, quasi sempre poi, appaiono gli elementi che precedeno l’ordine atomico del tungsteno come il tulio e l’itterbio ma qualche volta si è presentato anche l’Hafnio.


Come possiamo spiegare tutto questo:

Nella relazione scientifica dell’aprile del 2004 (versione completa), è molto bene illustrata tutta la dinamica degli eventi nucleari ipotizzata dai Casertani. Il modello delle trasmutazioni si basa però su un importante e purtroppo ancora per certi versi contestato assioma fondamentale: sulla superficie del catodo, condizioni particolari di coerenza quantistica, forse già indicate nella recente teoria di Widome Larsen, permettono la produzione di particolari neutroni che nascono dall’unione di un protone e di un elettrone. La soluzione elettrolitica è molto ricca di protoni che si possono trovare in gran numero nei pressi della superficie del catodo sottoforma di ioni di idrogeno. Gli elettroni, viceversa, brulicano numerosi sulla stessa superficie catodica e sono animati da una grande quantità di energia. Appena un neutrone viene formato, esso può penetrare in un nucleo di un isotopo del tungsteno innalzando il suo peso atomico. Questo processo, potrà ripetersi sullo stesso nucleo fino a dare origine ad una instabilità nucleare per eccesso di neutroni, quest’ultima, già ampiamente conosciuta dalla fisica, porterà come conseguenza la trasformazione di un neutrone in un protone e quindi innalzerà il numero atomico del nuclide bersaglio. L’innalzamento del numero atomico del nuclide è per forza di cose una trasmutazione. Il tungsteno si trasformerà quindi in Renio, elemento successivo nella tavola periodica. A questo punto il processo che abbiamo visto si può ripetere identicamente anche all’interno di un nucleo di Renio e come diretta conseguenza, quest’ultimo atomo si trasforma in Osmio, altro nuclide misurato più di una volta nelle esperienze del gruppo di Caserta. Non è molto chiaro cosa succede a questo punto poichè non sono state trovate (per ora) tracce di Iridio e di Platino direttamente conseguenti all’Osmio nell’ordine numerico progressivo della tavola periodica, mentre invece si è osservata la presenza di Oro che si colloca esattamente subito dopo il Platino. Probabilmente, le basse temperature di fusione di questi due nuclidi impediscono il loro accumulo sul catodo, il quale, come sappiamo, risulta interessato da eventi termici che superano i 3000 gradi centigradi. Per spiegare la presenza di nuclei di Erbio, Tulio o Itterbio, il gruppo di Caserta ha ipotizzato un modello basato su reazione di cattura elettronica nucleare che possono facilmente (vedi relazione) spiegare la presenza appunto di questi nuclidi appena menzionati.

DOCUMETI ALLEGATI
Elettroplasma-italiano2.pdf [2404 KB]
Trasmutazioni di metalli a bassa energia tramite plasma confinato in acqua
 
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